Pensione di invalidità, quando rileva la residua capacità lavorativa

Il diritto alla pensione di inabilità è insussistente solo qualora l’assicurato svolga un lavoro, in attività confacenti alle sue attitudini e non dequalificanti, che abbia il requisito della remuneratività e sia quindi idoneo ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa

Il caso giudiziario riguarda il rigetto in Corte di appello dell’impugnazione proposta dall’Inps avverso la sentenza del Giudice di prime cure, che aveva accolto la domanda di un lavoratore al fine del riconoscimento del suo stato di inabilità e condannato lo stesso Istituto a corrispondere a quest’ultimo la pensione di invalidità. Nel respingere il gravame, la Corte di merito ha osservato che le gravi malattie dalle quali era risultato essere affetto l’assistito, ponevano ancora a rischio la sua vita e non gli consentivano l’espletamento di alcuna attività lavorativa. Per la cassazione della sentenza ricorreva così l’Inps, lamentando che la Corte territoriale fosse incorsa nell’errore di aver omesso l’accertamento della sussistenza in capo all’assicurato di una residua capacità lavorativa idonea ad ipotizzare lo svolgimento di utili e proficue attività, limitandosi a recepire il giudizio del consulente in ordine ai ravvisati rischi del verificarsi di una recidiva dello stato di salute, da ritenere del tutto ininfluenti.
Per la Suprema Corte il motivo è infondato, atteso che può dirsi sussistente il diritto alla pensione di inabilità, ai sensi della norma di legge, qualora l’assicurato si trovi, a cagione della sua invalidità, nella impossibilità assoluta e permanente di svolgere qualsiasi attività lavorativa confacente alle sue attitudini, che sia non usurante, non dequalificante, e remunerativa. La sussistenza o meno di tale situazione di impossibilità va valutata in concreto, avendo riguardo al possibile impiego delle energie lavorative residue in relazione al tipo di infermità e alle generali attitudini del soggetto.
In sostanza, considerato il tenore letterale della norma, non è legittima un’interpretazione che ammetta alla pensione di inabilità solo i soggetti impossibilitati ad espletare alcuna attività lavorativa.